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Da ragazzo, e fino ai diciott’anni, ho fatto l’apprendista nella bottega di restauro di antichità di Guido Cantoni a Ravenna, la mia accademia rinascimentale, dove ho appreso la conoscenza dei materiali e le tecniche antiche del restauro. Quella scuola d’altri tempi ha fatto germogliare i talenti di cui la natura mi ha dotato, e sono così diventato pittore e scultore.

Da qualche anno le mie attività sono confluite nel progetto della Davida, che qui mi accingo spiegare per invitare chi ne fosse interessato a condividerlo e farne parte.

La Davida è un gioco iniziato da bambino, a nove anni, quando per la prima volta vidi in un libro la foto del David di Michelangelo ed ebbi un vero colpo di fulmine, un assorbimento, un rapimento, per quella bellezza che ancora oggi illumina la mia estetica. Ne feci una copia in creta, la mia prima scultura, ma non stava su.

Questa durevole suggestione mi ha condotto nel 1997 a fissare la prima posa della Davida in una statua di 190 centimetri che poi ho distrutto per le sue imperfezioni. Nel 2009 ho ripreso il progetto, e dopo un anno ho terminato la posa del nuovo modello, facendone due copie definitive in ceramica fredda e vetroresina. La Davida è una statua alta 190 cm. raffigurante una donna nella celebre postura michelangiolesca, che sprigiona una possanza androgina e crea un effetto di risonanza fra femminile e maschile, che ne costituisce l’essenza plastica.

#raccoltafirme]Il mio intento iniziale era di celebrare la donna, con un monumento che ne esprimesse la forza, la bellezza e la congiunta dimensione di pace, ma poi, riflettendo su una considerazione di Prem Rawat (“Perché esistono solo ministeri della guerra e non della pace?”), mi è apparsa evidente la consonanza fra i valori che volevo celebrare con l’opera, e gli universali valori della pace, intesa sia come dimensione intima, che collettiva, come armonia dello spirito e come condizione civile, affermata nella nostra Costituzione e in quella di altri centonovantaquattro Paesi.

La Davida ha perciò acquisito una dimensione simbolica più ampia, che ha aperto il campo ad un progetto esteso in cinque punti. Il progetto della Davida ruota attorno alla creazione di una figura mitologica che rappresenti i valori che le sono attribuiti.

Il programma prevede la stesura di un racconto, attualmente in corso, ambientato in Palestina nell’anno zero e suddiviso in cinque brevi libri, e la contemporanea realizzazione dei plastici della sua ambientazione, e inoltre la fondazione di un luogo di ricerca e produzione artistica che ne diventi il tempio.

Successivamente, i racconti saranno sceneggiati e si intraprenderà il lavoro necessario per realizzare la produzione di un film.

Nelle fasi intermedie del progetto è prevista inoltre la realizzazione di un nuovo modello della statua, più grande e dotata di facoltà comunicative, come ad esempio la capacità di reagire cromaticamente alle interazioni dei social. Per questo scopo nel 2012 è stata fondata l’associazione La Ghianda, che ora intende organizzare una rete di interesse, o meglio di persone, sull’idea utopica di costruire una comunità, una factory artistica attorno al progetto della Davida. Per questo abbiamo pensato all’ex Macello di Ravenna, un luogo abbandonato da anni che vorremmo utilizzare per la realizzazione del nostro progetto e per farne un luogo comune per la ricerca artistica.

Il lavoro artistico è intrinsecamente orientato alla creazione e alla ricerca della verità, e sottende naturalmente i valori della pace, e crediamo che un luogo dove accogliere e celebrare queste energie, possa irradiarli.

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